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Cuori in cammino tra le strade di Yaoundé

Sono suor Loreta Beccia, missionaria comboniana, in Camerun da due anni. Qui collaboro con il Centro Edimar, situato di fronte alla stazione dei treni di Yaoundé, una città che conta centinaia di ragazzi che dormono ogni notte sui marciapiedi: i più fortunati sotto un porticato o in un parco, con un albero che fa loro da coperta. Li chiamano les enfants de la rue — i bambini della strada. Molti di loro sono fuggiti da famiglie violente, da situazioni di povertà estrema o da contesti di guerra. Sono soli.

Un lugar donde recuperar la dignidad

Il Centro, fondato vent'anni fa da padre Maurizio (PIME), nasce come luogo di accoglienza. La porta è sempre aperta, dalle 10 alle 17, dal lunedì al venerdì. Appena arrivano, i ragazzi — tutti maschi, dai dodici anni in su — si registrano e ricevono, accompagnato da un sorriso, un pezzo di sapone. L'idea di padre Maurizio era quella di restituire dignità alla persona, e vi assicuro che per chi vive in strada avere acqua e sapone per lavarsi e pulire i propri vestiti è un primo passo importante.

Al Centro trovano anche uno spazio protetto, un campo dove giocare a calcio e svagarsi un po' dopo il duro lavoro al mercato o dopo aver cercato ferro nell'immondizia. Al pomeriggio, una scuola su misura per loro, attenta alle necessità e ai livelli formativi di ciascuno.

Maestros inesperados

Per circa un anno ho offerto il mio servizio volontario nella scuola pomeridiana. Non posso dimenticare l'incredibile gioia dei ragazzi nell'avere tra le mani dei colori e un foglio bianco: la creatività esplode e i sorrisi si accendono sui loro visi. Un giorno abbiamo costruito insieme un mandala. Mentre ci apprestavamo a colorarlo, in un silenzio concentrato, Moussa — che due giorni prima mi aveva venduto degli avocado con un prezzo un po' "gonfiato" — alzò la testa e mi chiese: «Loreta, come sono stati gli avocado?» Gli risposi che erano stati buoni, ma che ne avevo mangiati di migliori. Senza smettere di colorare, e davanti a tutti, aggiunse: «Devo chiederti scusa, te li ho fatti pagare più di quanto valevano.» Gli sorrisi e, davanti al gruppo, lo ringraziai per la sua onestà e semplicità. Spesso mi chiedo se io sarei stata capace di fare lo stesso. Ogni volta che lo incontro per strada mi saluta calorosamente: «Madame Loreta, ci vediamo a scuola!». Una scuola dove sono sempre più convinta che loro sono i miei maestri, e io quella che impara ogni giorno qualcosa di nuovo.

Molti dei ragazzi che incontro sono musulmani. Questo rende il nostro servizio ancora più prezioso: ogni incontro diventa un dialogo interreligioso semplice e familiare. La diversità non divide, ma arricchisce; le differenze diventano ponti, e io scopro ogni giorno che Dio non ha confini.

Salir al encuentro

Il sabato il Centro è chiuso, ma un gruppo di noi esce per le strade del centro di Yaoundé per incontrare i ragazzi nei luoghi in cui vivono. Seguiamo un percorso preciso, ci fermiamo a parlare, li ascoltiamo, curiamo le loro ferite: con le garze, quelle causate da una lamina di ferro tagliente; con i sorrisi, quelle più profonde del loro cuore.

Ricordo una delle mie prime uscite, quando ero ancora una novellina. Mi trovai faccia a faccia con Marie, sotto un albero nel parco all'ombra del grande hotel Hilton, dove la maggior parte di loro dorme. È raro trovare una ragazza tra loro. Mi avvicinai per salutarla. Ci fu un momento di silenzio; lei fissava il vuoto. Poi mi disse: «Sono incinta.». Rimasi senza parole. Cosa potevo dire? Mi avvicinai a uno dei volontari veterani e, con un breve scambio di parole, gli chiesi cosa avrei dovuto fare. Tornai da Marie e le spiegai che poteva venire al Centro il mercoledì e chiedere di Madame Carlotte, che l'avrebbe seguita durante tutta la gravidanza. Un attimo dopo arrivò un bel ragazzo; lei me lo presentò: «È Robert, il papà del bambino.» Gli strinsi la mano e dissi: «Accompagnala mercoledì, è importante che affrontiate insieme questo percorso.»

Sono passati ormai due anni. Victoire è nata: una bambina sana e vivace. Ogni sabato è lì, insieme alla mamma, a vendere fazzoletti e caramelle all'angolo della strada, mentre Robert lava le macchine. Vivono insieme in una stanza e cercano, passo dopo passo, di costruire la loro vita. Marie ora sorride: non guarda più nel vuoto, perché i suoi occhi si perdono in quelli della sua splendida bambina.

¿Quién evangeliza a quién?

Ogni volta che torno a casa porto con me qualcosa di loro: la forza di sopravvivere, la leggerezza di un sorriso inaspettato, la fede che nasce anche dove sembra non esserci speranza.

A volte mi chiedo: chi evangelizza chi? Forse sono loro, con la loro resilienza, a portare il Vangelo a me. In mezzo alla polvere delle strade riscopro un Dio che cammina scalzo, accanto ai più piccoli, un Dio che mi insegna che la missione non è portare risposte, ma lasciarsi trasformare dall'incontro.


Y tú, ¿te has preguntado alguna vez dónde te está llamando Dios a servir?

¿Has vivido alguna experiencia donde descubriste que eras tú quien recibía más de lo que dabas?

Comparte tu experiencia en los comentarios o escríbenos. Nos encantaría conocer tu historia: @naviconsagrada

Author
Suore Missionarie Comboniane

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