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Ripercorrere i passi, recuperare il cuore

Il mio cuore è e sarà in ogni parte del mondo dove sono o sarò chiamata a vivere la mia vocazione.

Recentemente ho avuto la possibilità di trascorrere un mese in Ecuador, così ho potuto ritornare per alcuni giorni a Riobamba, città dove anni fa mi ero inserita collaborando in un progetto di educazione alimentare per i bambini della scuola e poi in un progetto educativo per le popolazioni indigene.

Sono partita da Quito un venerdì sera in pullman; un viaggio di cinque o sei ore… Il mio desiderio di contemplare il paesaggio della sierra, come facevo sempre in passato, è rimasto deluso essendo già troppo tardi. Allora ho scambiato qualche parola di circostanza con la persona seduta accanto a me vestita con poncho e sombrero, abbigliamento tipico delle popolazioni indigene della sierra. Poi non ho potuto fare altro che lasciare che i pensieri e i ricordi affiorassero alla mia mente.

Mi è tornato un ricordo dei primi tempi. Arrivata da poco a Riobamba, stavo andando con Juan, il compañero di lavoro, ad incontrare una comunità indigena a circa 4.000 metri. La salita era ripida ed io, non abituata a camminare ad alta quota, ero affaticata. Ma anche Juan, più allenato di me, lo era, e ad un certo punto mi chiese: “Anche tu credi che, dopo morti, la nostra anima dovrà ripercorrere i passi che abbiamo percorso in vita? Devo averlo guardato un po’ perplessa, essendosi affrettato a precisare: “Nella nostra cultura indigena crediamo che l’anima ripercorrerà i passi che abbiamo fatto in vita”. Ed ha aggiunto: “Certo che le nostre anime ne dovranno percorrere di passi!”. È un pensiero che ha continuato ad accompagnarmi nei numerosi altri passi fatti sulle strade dell’Ecuador, a piedi, con il fuoristrada, con i pullman...

Intanto mi riaffiorava la domanda: “Cosa vado a fare a Riobamba?”. Andavo soprattutto per rivedere alcune persone, i posti, ma anche per ripercorrere, almeno per un po’, i passi già percorsi, senza dover aspettare l’altra vita. Ho pensato anche a San Daniele Comboni e ai suoi viaggi missionari, soprattutto a quello di ritorno a Kartoum, dopo la nomina a Provicario Apostolico dell’Africa Centrale, dove ha pronunciato la memorabile omelia in cui aveva affermato, fra l’altro: “Oggi finalmente recupero il mio cuore ritornando fra voi…”.

Non ho certo la pretesa di paragonarmi a Comboni, ma forse anch’io ritornavo a Riobamba, non solo per ripercorrere i passi, ma anche per recuperare il mio cuore…. che, almeno per una buona parte, era rimasto là, insieme alle persone con cui avevo condiviso diversi anni. Con loro mi ero impegnata a migliorare le loro condizioni di vita promuovendo un’istruzione di qualità, che tenesse conto della saggezza e dei valori della cultura indigena in relazione alla realtà attuale.

I tre giorni a Riobamba sono stati molto intensi: ho rivisto persone conosciute e luoghi a me molto cari. La prima tappa è stata alla sede centrale dell’Unità Educativa Pachayachachik (in lingua locale kichwa: “sapienza dell’universo”), dove si porta avanti un progetto educativo mirato alle comunità indigene che hanno più difficoltà ad accedere all’istruzione governativa. È venuto spontaneo ripensare al cammino condiviso: i viaggi avventurosi sulle strade impervie per raggiungere le comunità, la condivisione sulla Parola di Dio, con la gente, letta in relazione alla vita, lo sforzo e l’impegno nel proporre un’istruzione rispettosa delle culture indigene.

Ho trovato il progetto molto cambiato, dovendosi adeguare all’attuale piano di istruzione nazionale, ma erano rimaste invariate nei compañeros indigeni la voglia e la determinazione nel portare avanti un progetto in cui credono e si riconoscono.

Sono stati significativi alcuni incontri fra cui quello con Achik Toa (nome storico di una principessa di un’etnia indigena) di cui sono madrina di Cresima. L’avevo lasciata giovanissima, con il desiderio di studiare. Grazie a una borsa di studio ha potuto studiare a Cuba. L’ho ritrovata già medico, inserita in un progetto governativo sperimentale a favore delle popolazioni dell’area rurale. Mi ha fatto piacere sentire che anche lei è sempre in cammino per raggiungere le comunità più isolate, impegnata in un lavoro di prevenzione e di cura delle persone più impossibilitate a raggiungere i centri di salute. E poi tanti altri incontri mi hanno confermato che la vita continua.

Ho constatato passi in avanti: opere pubbliche, nuove infrastrutture, un benessere accre-sciuto per un largo strato di popolazione, ma anche passi indietro con problemi economici che ancora persistono per molti. Ho colto la difficoltà di accettare e valorizzare le diversità anche a livello culturale, resistenze da parte di alcuni ecuatoriani nei confronti degli immigrati provenienti da Paesi più in difficoltà, come il Venezuela.

Ritornando a Quito ho deciso di viaggiare di giorno per poter ammirare il paesaggio, soprattutto l’imponente ghiacciaio perenne del Chimborazo che dà il nome alla provincia di cui Riobamba è capoluogo, ma la pioggia torrenziale ha fatto sì che anche questa volta rimanessi delusa. Così ho ripreso i miei pensieri: a Riobamba ho ritrovato un pezzo del mio cuore. Chissà se avrò modo di ritornarci ancora… Per ora la convinzione che mi sono portata via è che il mio cuore è e sarà in ogni parte del mondo dove sono o sarò chiamata a vivere la mia vocazione.

Autor
Missionarie Secolari Comboniane

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