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Guidare e lasciarsi guidare: il mio pellegrinaggio a Medjugorje

Quando ho saputo che avrei partecipato al Festival internazionale dei giovani a Medjugorje, ho provato una grande gioia, ma anche qualche preoccupazione. Avevo problemi con il permesso di soggiorno e temevo di non poter partire. Anche un’altra signora del gruppo aveva difficoltà con i documenti. Tuttavia, attraverso l’aiuto di una persona, siamo riuscite a superare gli ostacoli e ad arrivare a destinazione. Ho riconosciuto in questo viaggio la mano provvidente di Dio e la protezione della Madonna.

Medjugorje mi è sembrata un luogo pieno di pace. Al Festival, svoltosi dal 1° al 6 agosto con il motto Ad fontem! Alla Fonte!, erano presenti decine di migliaia di giovani provenienti da 73 Paesi. Facevo parte di un gruppo di novanta pellegrini, con tre sacerdoti camilliani e tre Figlie di San Camillo. C’erano famiglie, giovani e persone di ogni età, tutti uniti dal desiderio di pregare e di incontrare il Signore.

Mi ha colpito l’entusiasmo con cui tutti partecipavano alle catechesi, alla recita del Rosario, alla celebrazione eucaristica e all’adorazione. Anche le confessioni erano un segno commovente: ogni giorno molti sacerdoti ascoltavano i pellegrini fino a tarda sera. Ho visto una Chiesa viva, giovane e capace di accogliere.

Un’esperienza mi è rimasta particolarmente nel cuore. Ho incontrato una ragazza di ventisei anni, non vedente, che desiderava salire sulla collina delle apparizioni. Sua madre aveva deciso di accompagnarla insieme alle altre figlie. La salita era difficile anche per chi vede: il sentiero era pieno di pietre appuntite e irregolari. Per lei lo era ancora di più.

Insieme ad alcuni fratelli camilliani, ho avuto la grazia di aiutarla. Le dicevamo: “Metti il piede a destra”, “Adesso a sinistra”, “Sali”, “Scendi”. Lei si affidava completamente alla nostra voce. Non vedeva il cammino, ma credeva in ciò che le dicevamo. La sua fiducia mi ha insegnato che, a volte, per andare avanti è necessario lasciarsi guidare.

Quando siamo arrivate ai piedi della Madonna, ho provato una grande commozione. Durante la discesa ci siamo fermate davanti a una croce. La ragazza ha desiderato avvicinarsi e baciarla. In quel momento ho compreso ancora più profondamente la bellezza del carisma camilliano: noi non possiamo guarire ogni malattia, ma possiamo stare accanto a chi soffre e aiutarlo ad abbracciare la propria croce con amore, nella fede e nella speranza.

A Medjugorje non ho vissuto una missione in una terra lontana, ma ho scoperto una missione spirituale: accompagnare, sostenere, ascoltare e lasciarmi trasformare dalle persone che incontro. Sono partita pensando di poter offrire un aiuto; sono tornata consapevole di aver ricevuto molto di più.

  • Quale persona o quale voce ti sta aiutando a superare una barriera nella tua vita?
  • Se oggi il Signore ti chiedesse di lasciarti guidare, avresti il coraggio di fidarti anche senza vedere subito la strada?

Suor Nirmala Namarapu è l'infermiera incaricata del reparto delle sorelle anziane della Casa generalizia di Grottaferrata, dove unisce la competenza nella cura alla vicinanza fraterna e spirituale propria del carisma delle Figlie di San Camillo

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